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Vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva

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Riflessioni Varie sulla Parola
Vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva


Sul Vangelo di Marco (Mc 5,21-43)

1 Luglio 2018

                                                                                                                           di Sac. Giuseppe Biamonte

In questa tredicesima domenica del tempo ordinario Gesù opera la guarigione di una donna  e la resurrezione di una fanciulla. Mani che salvano e riportano in vita, sono le mani di Gesù.

Nel vangelo c'è un papà disperato, con la morte nel cuore e negli occhi, un papà la cui figlia sta morendo, sta scomparendo. Non sappiamo nulla della grave malattia di cui fosse stata colpita la fanciulla. Sappiamo che aveva dodici anni, un età particolarmente importante perché segna un limite di confine, l'inizio dell'adolescenza.
In questa fascia di età i rapporti tra genitori e figli sono al quanto tesi, molto spesso difficili da gestire. È l'età dei primi amori, dell'identificazione di sé stessi, l'età del desiderio di riscatto, di autodeterminazione e del sentirsi padroni della propria vita.
Durante questo arco temporale i giovani molto spesso si isolano, sfidano e condannano, mostrano tutto il loro coraggio, coltivano sogni, ma usano anche la ribellione e cadono facilmente preda dell'illusione.

Giairo è il papà di una di questi adolescenti. È un padre che ha fatto tanti viaggi della speranza, ha bussato, forse tante porte sbagliate, ma credeva di farlo per il bene di sua figlia. Giairo è quell'uomo che un giorno, finalmente, ha sentito parlare di Gesù, ha avuto la forza e ha trovato il modo per cercarlo, incontrarlo, esporgli il suo dramma interiore e "portarlo" in famiglia.
Questo padre, appena vide Gesù, si buttò ai suoi piedi e gli rivolse questa struggente preghiera: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva».
Tanti uomini, tanti padri sanno pregare bene più di quanto possiamo immaginare. Gesù andò con lui, si legge nel vangelo. Dio si fida dell'uomo che lo cerca con cuore sincero e lo segue, cammina con lui perché è Padre anche Lui. Giairo porta Gesù nella "tana" del suo dolore, nella sua casa.

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Nel viaggio verso casa, Gesù e Giairo incontrano per strada una donna, anch'essa rinchiusa nel suo dolore. Questa donna da ben dodici anni, soffriva di emorragia, era stata delusa e disillusa da tanti uomini approfittatori della sua condizione di salute. Questa donna, pur consapevole della grave conseguenza in cui poteva incorrere a causa della sua situazione di impurità, si avvicina a Gesù, gli tocca il mantello e crede fermamente di essere da lui sanata. Tanti medici l'avevano toccata, ma nessuno l'aveva guarita. Lei ora "tocca" il vero medico e guarisce. Gesù avverte la forza risanatrice uscita da se stesso e interroga i presenti su chi l'avesse toccato. L'emoreissa sentitasi scoperta nel suo gesto confessa a Gesù tutta la verità. Questa verità la conduce alla sanità. Ogni confessione fatta  bene con l'aiuto del sacerdote porta alla guarigione.

Dalla casa di Giairo, nel frattempo, arrivano notizie brutte: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».Un colpo al cuore diremo per Giairo. È la stessa sensazione di chi dopo aver vissuto un bel pellegrinaggio, partecipato ad una bella santa messa o vissuto una bellissima esperienza di fede, si scontra con gli inviti a non pregare più, a non "disturbare" il maestro, si scontra con la fatica, i problemi e gli annunci di morte che abitano nelle nostre case, nei luoghi di lavoro etc.  Gesù invita Giairo a continuare ad avere fede, a non fermarsi alle apparenze e caccia via tutti coloro che sanno fare bene solo i piangenti di fronte al dolore altrui, e deridono le cose sante. "Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina". La guarigione molto spesso per questi tipi di cristiani che annunciano morte, passa anche attraverso l'assunzione di dure posizioni.

Ad assistere alla resurrezione della fanciulla, pochi testimoni vengono invitati da Gesù a restare: Pietro, Giacomo, Giovanni e i genitori della bambina. Inizia una fase preparatoria alla guarigione anche per questi tre discepoli. La guarigione dal tradimento futuro per Pietro, la guarigione dal carrierismo per Giacomo e Giovanni. Gesù prese per mano la fanciulla e le disse:«Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». È un invito che Gesù rivolge ad ognuno di noi. Gesù non vuole cristiani seduti, cristiani da salotto come dice papà Francesco, ma una chiesa che pur consapevole dei suoi anni di storia si rialzi sempre, si metta in cammino, e tragga il suo nutrimento e il suo sostentamento  dall'Eucarestia.


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