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“Ha fatto ciò che era in suo potere”

Religione > Sacra Scrittura > Riflessioni Varie sulla Parola > 06/01-28/06/2015


Riflessioni Varie sulla Parola
“Ha fatto ciò che era in suo potere”

Sul Vangelo di Marco (Mc 14,1-15,47)

29 Marzo 2015

                                                                                                                           di Sac. Giuseppe Biamonte


L'Evangelista Marco inizia il racconto  della passione di nostro Signore Gesù Cristo partendo da Betania, nella casa di Simone il lebbroso.

Con un gesto di eleganza, di delicatezza ed estrema finezza una donna rompe un vaso di alabastro e versa profumo di puro nardo sul capo di Gesù.

Essa, viene sgridata dai presenti per avere sprecato danaro che poteva essere ricavato dalla vendita del profumo.

Il denaro appare come una delle componenti principali della passione di Gesù.

Già dalle prime pagine del racconto sulla della passione di Gesù, il denaro, fa la sua prima comparsa.

Gesù difende la donna con una espressione carica di significato:«ha fatto ciò che era in suo potere». (Mc 14,8).

Ebbene, il “potere” è una delle parole chiave per leggere le varie dinamiche umane, politiche, religiose e sociali dei vari personaggi del vangelo e per meditare l’intero racconto sulla passione.

La donna del vangelo esercita il “suo” potere, quello del prendersi cura dell’altro, il potere della compassione, della solidarietà, della pietà che non guarda al guadagno personale o al contraccambio.

A questo potere si contrappone il “potere” di Giuda, che si reca dai sacerdoti a consegnare Gesù sotto la promessa di ricevere denaro.

Al potere "malato" di Giuda si contrappone a sua volta quello dei due discepoli inviati da Gesù a preparare la sala per festeggiare la Pasqua insieme.

Questo potere lo potremmo definire il potere del servizio, del lavoro per il bene comune.

Venuta la sera,  assieme con i dodici a tavola, Gesù esercita il vero potere: spezza per loro il pane e consegna il calice del vino.

Ambedue le azioni sono accompagnate dalla frase:«lo diede loro» Mc 14, 22-23).

Ecco l’autentico potere di Cristo, quello del dare.

Dio, nel dare il Figlio Gesù all'umanità si è svuotato della sua divinità, per assumere la condizione di servo.

Nell'ultima cena Gesù lava i piedi degli apostoli, compiendo un servizio che erano soliti fare i servi della casa del padrone.

Nell'orto degli ulivi Gesù prega il Padre, scaccia le tentazioni e il sonno con l’arma, con il potere che proviene dalla preghiera e invita gli apostoli a fare allo stesso modo. San Paolo nella lettera agli Ebrei dice: «Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offri preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (Eb 5, 7).

Nell'orto degli ulivi ci sono tutti.

E’ per tutti preparazione alla “passione”.

Manca solo Giuda.

Ancora una volta Giuda è solo, è ramingo per le strade di Gerusalemme nell'esercizio del suo “potere”.

La sua “passione” è senza preghiera, è vissuta senza di Cristo. Per lui è “sonno” profondo. «Vegliate e pregate per non entrare in tentazione» (Mc 14,38).

Nell'orto degli ulivi, Giuda sciuperà, ancora, in malo modo uno dei “poteri” più grandi che l’uomo possiede, quello degli affetti, dei sentimenti e dell’amore.

Attraverso il segno di un bacio consegna l’Amore al potere dell’odio e della bugia. Da quel segno scaturiranno abbandoni, schiaffeggiamento, sputi, derisioni, sommosse, paure interne, rimorsi e infine la condanna a morte. «Lo consegnò perché fosse crocifisso». (Mc 14,15).

Il grido del Crocifisso farà scendere nuovamente e prepotentemente il silenzio.

Il Crocifisso griderà tutto il potere di Dio: «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno».

Questo grido pronunciato prima della morte avrà il potere di risvegliare la fede in un centurione romano, il primo credente, portandolo a fare la sua professione di fede:«Davvero quest’uomo era Figlio di Dio» (Mc15,39).


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