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"Voce di uno che grida"

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Riflessioni Varie sulla Parola
“Voce di uno che grida”


Sul Vangelo di Marco (Mc 1,1-8)

06 Dicembre 2020

                                                                                                                           di Sac. Giuseppe Biamonte

In questa seconda domenica di Avvento, l’evangelista Marco, ci presenta in poche righe la figura e la missione di Giovanni Battista.

Egli è il messaggero di cui si parla nel brano evangelico; il precursore di Gesù, colui che ha preparato la strada al Signore che si manifesta agli uomini.

Questo uomo presenta uno stile di vita sobrio; abita nel deserto; si nutre di cavallette e miele selvatico; è vestito poveramente: indossa un abito di pelo di cammello.

Per cui, colui, che annuncia il vangelo è davvero credibile perché la sua stessa vita parla. I poveri convincono e sono sempre credibili davanti agli uomini e al Signore perché coerenti al vangelo che proclamano.
L’austera sobrietà del Battista, infatti, così lontana da tanti nostri atteggiamenti, sottolinea che egli vive solo per il Signore.

Il suo unico interesse è “gridare” nel deserto, contro quelle situazioni estreme di pericolosità dell’anima, nelle quali
molto spesso cadiamo. Grida per correggerci e suggerirci le soluzioni per uscirne.

Giovanni è un padre che consola il popolo che accorre da lui. In modo amorevole e amabile, egli, raccoglie le lacrime, i dolori di tanti figli e le confessioni della sua gente.

Il suo grido, non è di uno che vuole attirare su di sé l’attenzione degli altri, ma sono le grida di chi vuole partorirci nell’animo, di chi desidera il nostro bene. L’evangelista Marco utilizzerà il verbo gridare anche alla fine del suo Vangelo: “Ma Gesù, dando un forte grido, spirò! “.
Oggi questa voce, questo grido è quella della Chiesa e dei suoi pastori che proclamo in maniera forte la parola di Dio; di tutti noi quando correggiamo ed esortiamo i nostri fratelli a cambiare il proprio modo di vivere.

La missione del Battista, pertanto, come quella di ogni battezzato, è quella di avvertire dei pericoli dell’anima, del deserto senza vita, in cui si cade quando ci si allontana dalla sorgente della salvezza.
Giovanni non edulcora la verità, o addolcisce la pillola.
Il deserto nel quale il profeta abita, grida e battezza è luogo di ricerca e d’incontro, di dialogo e di preghiera con il Signore; è un confessionale all’aperto.

Egli viene visitato da uomini stanchi e sfiduciati che hanno smarrito la via; che si mettono sulle sue tracce per essere liberati dai loro pesi insormontabili e per ricevere pace attraverso un battesimo di conversione.
Giovanni profetizza il grande dono del sacramento della confessione, attraverso il quale viene “l’uomo forte”, ossia, opera la potenza dello Spirito Santo che ci libera dalla schiavitù del peccato.

Giovanni, dunque, ha fretta che venga presto questo futuro di Dio, quell’inizio, senza fine della gioia che salva e perdona.
Giovanni, inoltre, è una persona libera che convince a riappropriarsi delle cose essenziali della vita, ad avere nostalgia dell’uomo vero, buono, misericordioso; ad apprezzare il gusto per le cose semplici del creato e, per mezzo di esse assaporare l’arrivo forte della presenza di Dio.


L’inizio di tutto ciò è già arrivato, se c’è qualcuno come Giovanni, che ci educhi all’amore di Dio, faccia innamorare e afferrare da Lui e aiuti a riallacciare la sua amicizia.

Prepariamo pure gli alberi, i presepi e addobbi vari per festeggiare il Natale, ma la cosa più importante che non dobbiamo dimenticare o trascurare è quella di preparare, soprattutto, la via del Signore, cioè le coscienze, e raddrizzare i suoi sentieri, vale a dire, rivedere e correggere le nostre scelte e le nostre condotte.

“Una voce grida: preparate la via del Signore”. Gesù, aiutami a essere attento alla Tua parola per preparare il mio cuore ad accoglierTi nella mia vita. Amen

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