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"Sono venuto a gettare fuoco sulla terra"

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Riflessioni Varie sulla Parola
"Sono venuto a gettare fuoco sulla terra"


Sul Vangelo di Luca (Lc 12,49-53)

18 Agosto 2019

                                                                                                                           di Sac. Giuseppe Biamonte

Siamo giunti alla ventesima domenica del tempo ordinario, nel cuore dell’estate, quando il sole raggiunge il massimo delle temperature.

Come se non bastasse, Gesù, nel vangelo dice: “sono venuto a gettare fuoco sulla terra”.
Gesù non è un “piromane” che si vuole servire del fuoco materiale per punire o arrecare danno a qualcuno.
Il fuoco che Gesù vuole gettare sulla terra è il fuoco dello Spirito Santo, il fuoco della Parola di Dio. Un fuoco che non porta distruzione o morte, ma vita e resurrezione, unità e pace con sé stessi e con i fratelli.  
Sant’Alberto Hutado diceva: “Abbiamo smarrito il fuoco del desiderio che può accendere altri fuochi”.
Gesù ha un grande desiderio: che ognuno di noi sia raggiunto da questo “fuoco divino” attraverso il Sacramento del Battesimo. “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 19).

Nel vangelo, Gesù dice un’altra frase che lascerebbe perplessi chiunque: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”.
L’uomo cerca la pace. Ma quale pace?  
Molte volte confondiamo la pace con l’assenza di rumori o disturbi. Tant’è vero che diciamo: “non disturbare”.  Oppure identifichiamo la pace come assenza di problemi “va tutto bene”; “io per i fatti miei e loro per i fatti loro”. Questa è una pace di superfice.  
Gesù, invece, è venuto a portarci la vera pace, la quale molto spesso passa attraverso delle crisi salutari.
Gesù non fomenta divisioni famigliari, politiche, sociali o ecclesiali. La divisione che vuole operare il Signore è quella dal peccato, dalle cattive abitudini e compromessi con il mondo. Il Signore ama il peccatore ma non il suo peccato. Ama la persona nonostante sia anche peccatore e suscita in lui attraverso la grazia della conversione una “guerra santa”, una divisione nell’anima per strapparlo dalla morte del peccato.

Papa Francesco durante il suo Angelus ci ricorda che: “Gesù è venuto a separare con il “fuoco” il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. In questo senso è venuto a “dividere”, a mettere in crisi, ma in modo salutare la vita dei suoi discepoli, spezzando le facili illusioni di quanti credono di poter coniugare vita cristiana e mondanità, vita cristiana e compromessi di ogni genere, pratiche religiose e atteggiamenti contro il prossimo, la vera religiosità con le pratiche superstiziose. Quanti sedicenti cristiani vanno dai maghi a farsi leggere le mani. Questa è superstizione. Non è di Dio!”.
Le grandi conversioni dei santi sono nate attraverso il dolore della rinuncia al peccato, attraverso una “guerra dello spirito”. I santi hanno operato nella loro vita una divisione giusta, quella che mette ordine, quella che precede ogni decisione. I santi a causa del Vangelo hanno avuto il coraggio di tagliare anche con gli affetti più cari pur di non perdere il Signore.  Hanno pagato il prezzo di essere coerenti con il vangelo.  
I santi hanno capito che senza il Signore, si vive una vita disordinata, sempre in guerra e senza pace. Allora sono arrivati alla conclusione che occorre distinguere per unire.
San Paolo ci ricorda nella lettera agli Ebrei che: “La parola di Dio è più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4, 12).
Il profeta Geremia portava “divisione” nel paese, cioè disturbava il sonno di tanti uomini che vivevano nel peccato e nella corruzione e lo faceva ricordando continuamente la Parola di Dio.  

Chi vive correttamente secondo la legge del Signore, porta ovunque, uno stile di vita che prima o poi cozzerà con l’atteggiamento e l’abitudine incoerente di chi è lontano dai comandamenti di Dio. La stessa sua presenza sarà un monito e dunque darà fastidio, sarà irritante, non sopportata e, pertanto contrastata in tutti i modi.  
Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade (Sapienza 2, 12-15).
Gesù, le Tue parole risuonano forti al mio cuore: aiutami a vivere con coerenza il Tuo Vangelo anche quando questo mi chiede di andare controcorrente.


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